Nuova normativa pagamento stipendi: contanti vietati, sanzioni fino a € 5.000

Il Governo ha approvato nella Legge di Bilancio 2018 il divieto di pagamento degli stipendi in
contanti, per combattere gli abusi contro i lavoratori, e l’obbligo di pagamento delle retribuzioni
tramite bonifico bancario o postale, accredito in c/c o assegno al lavoratore. La firma della busta
paga non costituisce più prova del pagamento dello stipendio. Normativa valida dal 1 luglio 2018
anche per contratti a termine, part-time, lavoro a chiamata, escluso lavoro domestico. Le sanzioni
per chi viola il divieto vanno da 1.000 a 5.000 euro. Vediamo nel dettaglio.
Il Governo introduce l’obbligo di pagamento delle retribuzioni tramite banche o uffici postali per
evitare che i dipendenti, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, siano spinti a
firmare una busta paga da cui risulta una retribuzione regolare anche se in realtà viene corrisposto
un importo inferiore ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva. Dal 1 luglio 2018 il
pagamento degli stipendi in contanti è vietato, è obbligatorio il pagamento della retribuzione tramite
bonifico bancario o postale o comunque strumenti di pagamento elettronici. Chi paga gli stipendi in
contanti rischia una sanzione da 1.000 a 5.000 euro. Non solo, la firma della busta paga non
costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione. La proposta di legge è diventata legge
con l’introduzione del comma 910 e seguenti all’art. 1 della Legge di Bilancio 2018 (Legge 205 del
27 dicembre 2017).
A detta dei promotori dell’introduzione del divieto di pagamento degli stipendi in contanti, si tratta
di una “soluzione a un problema che colpisce moltissimi lavoratori. È infatti noto che alcuni datori
di lavoro, sotto il ricatto del licenziamento o della non assunzione, corrispondono ai lavoratori una
retribuzione inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva, pur facendo firmare al
lavoratore, molto spesso, una busta paga dalla quale risulta una retribuzione regolare. Tale prassi
deprecabile rappresenta un grave danno per i lavoratori i quali vengono non solo depauperati di
parte del lavoro prestato, ma sono lesi nella loro dignità e nel diritto a una giusta retribuzione, in
violazione degli articoli 1, 35 e, soprattutto, 36 della Costituzione. Al contrario, la corresponsione di
una retribuzione inferiore si risolve in un vantaggio illecito per il datore di lavoro”.
Nuove modalità obbligatorie di pagamento degli stipendi:
Il comma 910 dell’art. 1 della Legge di Bilancio 2018 introduce delle modalità obbligatorie di legge
di pagamento delle retribuzioni: “910. A far data dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o committenti
corrispondono ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un
ufficio postale con uno dei seguenti mezzi: a) bonifico sul conto identificato dal codice IBAN
indicato dal lavoratore; b) strumenti di pagamento elettronico; c) pagamento in contanti presso lo
sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con
mandato di pagamento; d) emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso
di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. L’impedimento s’intende comprovato quando il
delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o
collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni”.

Il comma 911 dell’art. 1 della Legge di Bilancio 2018 stabilisce il divieto di pagamento degli
stipendi in contanti: “911. I datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la
retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del
rapporto di lavoro instaurato”. Sono quindi consentiti i pagamenti degli stipendi con bonifico, con
assegno bancario, oppure anche con pagamento in contanti ma presso uno sportello bancario o
postale, quindi sempre in modalità tracciabile.
Il comma 912 della Legge di Bilancio 2018 fornisce una precisa indicazione, non tanto sui datori di
lavoro obbligati a seguire la nuova normativa sul pagamento degli stipendi, ma letteralmente quali
sono i rapporti di lavoro ai quali si applica la normativa e quindi per quali buste paga o retribuzioni
vige dal 1 luglio 2018 l’obbligo di pagamento degli stipendi con strumenti tracciabili tramite banca
o posta, ed il conseguente divieto di pagamento degli stipendi in contanti. “912. Per rapporto di
lavoro, ai fini del comma 910, si intende ogni rapporto di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094
del codice civile, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata
del rapporto, nonché ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e
continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci
ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142″. La conseguenza è che obbligatorio il pagamento degli
stipendi tramite banca o posta o comunque è vietato il pagamento degli stipendi in contanti, nei
confronti dei seguenti rapporti di lavoro: contratto di lavoro a tempo indeterminato; contratto di
lavoro a tempo determinato o contratto a termine, anche part-time: contratto di lavoro a tempo
parziale o part-time; contratto di apprendistato; collaborazione coordinate e continuative o cococo;
lavoro intermittente o accessorio o a chiamata; contratti di lavoro con soci di cooperative; e
qualsiasi rapporto di lavoro subordinato.
Firma della busta paga e onere della prova.
Non solo la legge, sempre al comma 912 dell’art. 1 della Legge n. 205 del 27 dicembre 2017 (Legge
di Bilancio 2018) chiarisce che gli obblighi di pagamento degli stipendi riguardano tutti i lavoratori
subordinati ai sensi dell’art. 2094 del codice civile, indipendentemente dal contratto di lavoro e
dalla sua durata, ma stabilisce anche che “La firma della busta paga apposta dal lavoratore non
costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione”. Quindi la logica conseguenza, anche
per la tracciabilità del pagamento delle retribuzioni introdotta in maniera obbligatoria per legge,
l’avvenuto pagamento della retribuzione è attestato solo dalla copia del pagamento della
retribuzione stessa, quindi copia del bonifico, fotocopia dell’assegno o comunque attestazione
bancaria o postale. Stipendio restituito in contanti dal lavoratore La normativa, pur se contenente
maggiori tutele dei lavoratori vittime di mancati pagamenti delle retribuzioni, non interviene a
contrastare il fenomeno del pagamento della retribuzione netta in busta paga con bonifico o assegno
bancario, ma con il lavoratore che restituisce al datore di lavoro, in contanti, parte del denaro
percepito con strumenti tracciabili.
Lavoro domestico escluso.
La normativa introduce al comma 913 dell’art. 1 della Legge di Bilancio 2018 delle esclusioni per il
pubblico impiego e per il lavoro domestico: “Le disposizioni di cui ai commi 910 e 911 non si
applicano ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1,
comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, a quelli di cui alla legge 2 aprile 1958, n.
339, né a quelli comunque rientranti nell’ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per
gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente
più rappresentative a livello nazionale”. Il comma 913 approvato è il seguente: “Al datore di lavoro
o committente che viola l’obbligo di cui al comma 509-bis si applica la sanzione amministrativa
pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro”. Si tratta di un
regime sanzionatorio decisamente attenuato e che sembra riferirsi alla totalità dei rapporti di lavoro,
quindi indipendentemente dal numero di violazioni.
Il comma 914 della Legge di Bilancio 2018 prevede che “Gli obblighi di cui ai commi 910, 911 e
912 e le relative sanzioni si applicano a decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data di
entrata in vigore della presente legge”. Si tratta quindi dell’entrata in vigore della normativa dal 1
luglio 2018. L’intenzione del Governo è quella infatti di organizzarsi con campagne informative, ma
anche di permettere ai datori di lavoro di organizzarsi. Il comma 914 stabilisce inoltre che “Entro tre
mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo stipula con le associazioni
sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale, con
l’Associazione bancaria italiana e con la società Poste italiane Spa una convenzione con la quale
sono individuati gli strumenti di comunicazione idonei a promuovere la conoscenza e la corretta
attuazione delle disposizioni di cui ai commi 910, 911 e 912.