La comunicazione del licenziamento a mezzo whatsapp o sms

La presente circolare prende spunto da due recenti pronunce della giurisprudenza di merito connesse al licenziamento del lavoratore tramite messaggio whatsapp, tramite sms o tramite altre forme di comunicazione elettronica consentite dalla tecnologia.

Una recente pronuncia del Tribunale di Catania del 27/06, sezione lavoro, ha affermato l’idoneità di un “semplice” messaggio inviato tramite whatsapp a integrare una valida comunicazione di licenziamento e quindi a interrompere il rapporto di lavoro.

Il Tribunale di Catania ha in proposito affermato nella sua ordinanza: “Il recesso intimato a mezzo “whatsapp” appare infatti assolvere l’onere della forma scritta, trattandosi di documento informatico che parte ricorrente ha con certezza imputato al datore di lavoro, tanto da provvedere a formulare tempestiva impugnazione stragiudiziale. La modalità utilizzata dal datore di lavoro, nel caso di specie, appare idonea ad assolvere ai requisiti formali in esame, in quanto la volontà di licenziare è stata comunicata per iscritto alla lavoratrice in maniera inequivoca, come del resto dimostra la reazione da subito manifestata dalla predetta parte”.

In particolare l’articolo 2, L. 604/1966, stabilisce che:
“1. Il datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, deve comunicare per iscritto il licenziamento al prestatore di lavoro.
2. La comunicazione del licenziamento deve contenere la specificazione dei motivi che lo hanno
determinato.
3. Il licenziamento intimato senza l’osservanza delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 è inefficace 4. Le disposizioni di cui al comma 1 e di cui all’articolo 9 si applicano anche ai dirigenti”.

Pertanto il licenziamento, tipico atto unilaterale, deve essere “comunicato” – essendo un atto recettizio – e deve essere comunicato “in forma scritta”, a pena di inefficacia. Un licenziamento non comunicato in forma scritta non interrompe il rapporto di lavoro e non fa decorrere il termine di decadenza per la sua impugnazione.

Come è stato ricordato anche nella motivazione dell’ordinanza del Tribunale di Catania, la giurisprudenza ha già da molti anni e in molte occasioni affermato che la previsione normativa della necessità che il licenziamento sia comunicato in forma scritta (requisito di validità dell’atto, e non solo di prova) non implica la necessità per il datore di lavoro di adottare formule sacramentali: è sufficiente che la volontà del datore di lavoro di recedere dal rapporto di lavoro sia comunicata chiaramente; non sono necessarie formule particolari, è solo necessario che sulla volontà del datore di lavoro, comunque espressa in forma scritta, non vi possano essere equivoci.

Anche la Cassazione ha molto semplicemente riassunto questa posizione, evidenziando che ai fini della validità formale del licenziamento sono indispensabili (e sufficienti) tre elementi:

1. la manifestazione della volontà del datore di lavoro di porre fine al rapporto;
2. la comunicazione di tale volontà al lavoratore – con specifica delle motivazioni che hanno portato a tale scelta;
3. la forma scritta (Cass. n. 12529/2002).

Quindi si può affermare che il messaggio whatsapp è senz’altro un documento scritto, ancorché informatico, rivolto a un destinatario specifico, pertanto valido qualora contenga i requisiti sopra citati.

Considerazioni analoghe possono effettuarsi anche con riferimento a una comunicazione di licenziamento effettuata a mezzo sms: e infatti anche di licenziamenti comunicati tramite sms la giurisprudenza ha già avuto modo di occuparsi.

Con sentenza n. 629 del 5 luglio 2016, la Corte d’Appello di Firenze ha ritenuto che una comunicazione di licenziamento inviata dal datore di lavoro al lavoratore tramite sms possa soddisfare il requisito di forma scritta richiesto dalla legge.

La Corte d’Appello ritiene che il messaggio sms possa essere assimilato a un telegramma dettato per telefono e richiama quindi i principi elaborati dalla Corte di Cassazione in merito al relativo requisito di forma, ricordando come la forma scritta per il licenziamento possa essere integrata da un telegramma in presenza di sottoscrizione da parte del mittente dell’originale consegnato all’ufficio postale oppure della consegna del medesimo da parte del mittente.

Analogamente, anche il Tribunale di Torino aveva qualche tempo prima affermato come il licenziamento intimato tramite sms non sia assimilabile al licenziamento intimato oralmente, ma piuttosto a quello comunicato a mezzo telefax e come, al pari di questo, possieda certamente il requisito della forma scritta.

Come si vede, dunque, le norme esistenti e gli strumenti giuridici già elaborati dalla giurisprudenza e dalla dottrina consentono di trattare senza troppe difficoltà anche le fattispecie e i problemi connessi a comunicazioni di licenziamento effettuate tramite sms, whatsapp o altro documento informatico. Ciò non toglie che, almeno per il momento, forme più tradizionali di comunicazione del licenziamento possano risparmiare a tutte le parti coinvolte probabili discussioni circa la validità e l’efficacia dell’atto di recesso dal rapporto di lavoro.

A tal proposito, qualora si opti per le comunicazioni telematiche, si invita a conservare in luogo sicuro la comunicazione effettuata, mediante copia, foto o altro, ai fini probatori dell’avvenuto invio, sempre ricordando che tali comunicazioni devono necessariamente contenere i requisiti sopra evidenziati.